“IL GRUPPO STORICO DEL 2011 PER PROVARE A VINCERE IL TDF14”

“NON HO MAI VINTO MA QUALCOSA HO LASCIATO. NEL 2015 SI SALVO’ SOLO LUCA SIMEONI. SQUADRA DIVISA DA S. DE LUCA? UN ERRORE, NON ACCADRA’ PIU'”

IL PERSONAGGIO
A. Maggitti è un atleta storico del TDF.
Per lui ben otto partecipazioni. Il miglior 
risultato è la vittoria nel 2014 nel torneo di 
Basket (non vissuto però da protagonista)

 

 

 

1. Ciao Alessandro anche tu tra gli atleti storici di questo torneo, con otto partecipazioni consecutive (2010-2017)….
Ciao Corrado! È sicuramente un grande orgoglio comparire fra gli atleti storici, nonostante in realtà non abbia mai vinto il Torneo.
Questo però vuol dire che qualcosa ho lasciato: la vittoria infatti non è sempre tutto e questo torneo ne è sicuramente la dimostrazione!

2. E allora, se dovessi riassumere TDF in una parola quale useresti?
A dire il vero non c’è bisogno di trovare delle parole per descrivere questo torneo, perché il nome del torneo dice già tutto, soprattutto per me che ho avuto la fortuna di conoscere Tommaso! Il TDF infatti rappresenta a pieno l’uomo che era e continua ad essere in quel campo che non lascerà mai e perciò sono fiero di poter di anno in anno far vivere la sua memoria!

3. Avendo partecipato a diverse edizioni c’è un TDF a cui sei maggiormente legato? E perché?
In realtà non c’è un’edizione a cui sono più legato: ce ne sarebbero diverse.
Se devo sceglierne, però, le mie preferite sono state sicuramente le prime perché vissute con maggior leggerezza, con un unico scopo: divertirsi e lottare su quel campo!
Ogni anno si cerca di ricreare quella magia anche se la voglia di vincere e competere a volte può far perdere quel gusto di divertirsi…

Alessandro e Stefano, nell’ultima partecipazione 2017

4. Unica vittoria nel 2014: finale di Basket contro il Liechtenstain, purtroppo non vissuta da protagonista (il trio titolare era composto da Quaranta, Timperi e Marziani). Quali ricordi sono i ricordi legati a quella vittoria?
Quella vittoria, come hai detto, non è stata vissuta di certo da protagonista sul campo, ma la sento comunque mia!
Infatti, deriva da mesi di preparazione e ricerca dei giusti elementi per formare una squadra competitiva in entrambi gli sport!
Poi veder giocare dalla tua parte un giocatore come Marco Timperi (ora in A2 con Mantova) e il mio grande amico Gherardo Quaranta (miglior giocatore di quel torneo) resta comunque uno dei miei più bei ricordi legati a questo torneo.

5. Passando ai momenti peggiori, forse il biscotto della Svezia e Uruguay ai vostri danni nel 2015…
Si, sicuramente è stato uno dei momenti più brutti del TDF… non è mai bello vedere giocatori fermi per far finire una partita in pareggio (soprattutto se quel pareggio ti butta fuori dal torneo)!
Non è la prima e non sarà l’ultima volta che accadono cose simili, ma quando subisci un “biscotto” da dei tuoi amici fa ancora più male: la lealtà prima di tutto! Colgo l’occasione per ringraziare Luca Simeoni (giocatore della Svezia), l’unico che non era d’accordo e cercò di impedirlo!

6. Tu e Stefano De Luca avete partecipato insieme in sette edizioni su otto: all’appello manca, però, l’edizione 2016. Tu con la Siria (nel calcio non qualificata e nel basket arrivata alla semifinali) e Stefano con il Trinidad &Tobago (che nel calcio è arrivato fino ai quarti di finale). Ci racconti cosa successe?
Quella del 2016 è stata un’edizione molto strana.
La nostra separazione dipese da un malinteso che non lo incluse nella squadra che stavamo creando. Era da tempo che avevo il desidero di partecipare insieme a mio cugino Francesco Maggitti a questo torneo, ma per una cosa o per un’altra era sempre sfumata l’occasione! Quell’anno era giusto inseguire questo desiderio…ma una cosa è certa: la coppia De Luca/Maggitti non si spezzerà ancora per molto!

7. Tra le tante partite giocate ce ne è una che vorresti rigiocare? E perché?

Non ho dubbi: la semifinale di beach soccer nel 2011 che resta il mio miglior risultato! Quell’anno si creò la giusta alchimia dato che la squadra era composta dal mio gruppo storico. Avremo potuto vincere quel torneo, nonostante all’inizio non apparivamo di certo tra i favoriti! Fu anche il torneo in cui realizzai più gol (5 gol in 3 partite); Fu un peccato uscire per un errore di distrazione all’ultimo minuto: la finale era veramente ad un passo…

8. E quali sono gli obiettivi del TDF14?
Sicuramente il mio obiettivo è riunire quel gruppo storico e riprenderci la nostra rivincita!
Ho imparato una cosa in questi anni in cui non ho partecipato con loro: conoscersi da una vita può contare più della forza dei singoli giocatori.
Quando non senti una squadra tua, difficilmente riesci a dare il massimo in campo. Voglio tornare a ricreare quell’alchimia che è mancata in questi anni e se questo significa non essere i favoriti non importa… a volte chi non parte favorito arriva più lontano!

9. Infine, nel “TDF che vorresti” cosa c’ è che ora non c’è?
Beh, ovviamente una mia vittoria sempre inseguita, ma mai raggiunta!
A parte gli scherzi, penso che sia difficile preparare il torneo mglio di come sia già allestito, viste le strutture e il budget disponibile. Ogni anno gli organizzatori fanno un gran lavoro per permetterci di giocare, quindi un grazie va innanzitutto a loro!

Anno 2016: Alessandro con la Siria non partecipa con De Luca…
…ma comunque lo incita!

 

 

 

 

“AMICIZIA, SORRISO E COMPETIZIONE: SONO QUESTI I SEGRETI DI UN TORNEO UNICO E STRAORDINARIO”

10 DOMANDE ALL’ORGANIZZATORE DEL TDF, CHE CI SVELA I SEGRETI, LE EMOZIONI E I RICORDI LEGATI AL TORNEO

IL PERSONAGGIO
Corrado Di Febo, figlio di Tommaso,
è l’organizzatore del TDF dal 2010,
quando Sante Testa, il fondatore, decise di
affidarlo a lui e ad un gruppo di ragazzi che
insieme a Corrado e al fratello formano “Casa Staff”.

 

1. Ciao Corrado! Sei il primo ad essere intervistato su questo sito! Impressioni? E perché crearlo?
Ciao! Innanzitutto fatemi ringraziare tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione di questo sito web che spero diventi un punto di riferimento per il Tdf14 e per il futuro, per cercare di “destagionalizzare” il Torneo

2. “Destagionalizzare”! Cosa intendi?
La mia idea sarebbe quella di far vivere il TDF tutto l’anno (un po’ come faccio io!) attraverso contenuti esclusivi, ricordi, curiosità per avvicinarsi
al meglio ai momenti che più ci piacciono quelli del campo.

3. Ecco, a proposito di campo! Ci stiamo avviando alla 14esima edizione del “Torneo Tommaso Di Febo” che ormai è diventato un appuntamento imperdibile per l’estate rosetana.
Ci racconti come è nata l’idea e quando è stata realizzata effettivamente per la prima volta?
L’idea di realizzare un torneo in onore di papà è tutta di mio Zio Sante (Testa, ndr) che nel 2005 decise di creare una competizione di basket 3 vs 3 per ricordarlo. Si giocò tra l’8 e il 10 luglio e fu l’unica volta nella storia che il torneo si giocò a Luglio, perché dall’anno successivo si spostò nella prima decade di Agosto ed è tutt’ora rimasto lì, proprio perché un appuntamento fisso. Io, in particolare, il TDF1 lo ricordo benissimo perché l’ho vissuto come spettatore con la mia bandana a tifare tutte le squadre!

4. Ci sapresti descrivere in solo tre parole lo spirito del torneo?
Domanda difficile! Se dovessi riassumerlo in tre parole direi: Amicizia, Sorriso, Competizione.
Amicizia perché le prime squadre che confermano la loro presenza sono sempre quelle dei miei amici, perché è grazie ai miei amici più cari che riesco a realizzare il tutto e, fidati, se non fossero “amici” per davvero, non credo mi sopporterebbero per tutto il tempo e perché alla fine vincono sempre le squadre che più sono legate fra di loro da un rapporto di amicizia.
Sorriso perché se provate a scorrere le foto (realizzate dai bravissimi Federico Santo e Valentina Rampa) non ce ne è una in cui qualche spettatore, organizzatore o atleta, anche nell’azione più concitata, non stia con il sorriso stampato sul proprio viso.
Competizione perché alla fine il torneo è competizione, ed è bello ed entusiasmante così: se non ci fosse, non piacerebbe a nessuno, neanche a me: si sono particolarmente competitivo (ride, ndr)!

Corrado e Umberto Braccili, giornalista RAI, durante la Cerimonia finale del 2018

5. Il Torneo si gioca su due sport: beach basket e beach soccer. Come mai la scelta di questi due sport in particolare? Pensi in futuro ci sia la possibilità di estendere il torneo ad altri?
La scelta l’abbiamo fatta nel 2010, quando il torneo che organizzavo per noi più piccoli (in parallelo a quello dei grandi organizzato dallo Zio) è diventato quello ufficiale. Sono da sempre stati gli sport preferiti di mio padre e quelli che più praticava. E lo stesso vale per me.
In futuro non lo so! Ammetto che ogni anno penso che sia arrivato il momento di espanderci e re-includere qualche sport, come si faceva fino al 2009, ma vuoi per il significato , vuoi per la superstizione non l’abbiamo mai fatto. Vedremo…

6. Quando pensi sia stata la “svolta”, ossia il momento in cui il torneo è fortemente cresciuto,
facendo di fatto un salto di qualità in termine di preparazione e organizzazione?
Io credo che il momento della svolta sia stato tra il 2015 e il 2016. Noi organizzatori siamo cresciuti e siamo tornati ad un torneo giocato solo di sera. Abbiamo ampliato il gruppo degli organizzatori, introducendo fotografi, videomaker per poi pubblicare i nostri contenuti sulla pagina Facebook e sulla pagina Instagram.
E poi abbiamo perfezionato la cerimonia finale con gli ospiti d’onore, la consegna dei premi e addirittura l’anno scorso i fuochi d’artificio, per concludere al meglio mesi e mesi di lavoro.

7. Nel corso di questi anni quali sono state le principali sfide che ti sei trovato ad affrontare?
La principale sfida che ho affrontato è stata quella del 2010, perché per la prima volta diventavamo Noi i protagonisti. Poi le sfide son venute da sé: ogni anno nella riunione finale, guardando quello che abbiamo appena realizzato, ci sembra di aver già raggiunto il massimo ed è proprio in quel momento che le nostre menti iniziano a lavorare per superarci ancora. Ci auto-sfidiamo ogni anno, stimolandoci l’uno con l’altro

Corrado con Mario Boni, ex giocatore di diverse squadre di Serie A (tra cui il Roseto Basket), super ospite della Cerimonia finale del 2016

8. Quale è stato il momento più appagante e quello più difficile che hai vissuto tra
tutte le edizioni?
Non c’è stato un momento difficile nello specifico. Ti posso assicurare che il momento più duro però è quello che ogni anno arriva a Luglio: la ricerca delle squadre. Con l’avvento di nuovi tornei (ogni anno ne spuntano diversi a Roseto), mi spaventa sempre la ricerca delle squadre. E’ una continua incertezza: non sai chi e quante se ne iscriveranno o come risponderanno alle novità.
Di momenti appaganti invece ne ho in mente tanti: te ne cito due. I quarti e semi di Basket dell’anno scorso con partite giocate tutte al meglio e l’abbraccio che ci diamo a fine cerimonia finale io e lo zio. E’ il momento in cui ci diciamo: “ehi, ce l’abbiamo fatta un’altra volta!”

9. Il Torneo è arrivato ormai alla sua 14esima edizione ma nonostante ciò la sua forza e passione con cui lo si organizza ogni anno aumenta quale pensi sia stato e ancora è di fatto il suo punto di forza?
Sarò sincero. Penso che la forza stia tutta nel Motivo per cui lo realizziamo: ricordare e onorare.
Ed è questo che muove tutto e fa sì che sia diverso da tutti gli altri tornei, rendendo tutto straordinario!

10. Infine, come ultima domanda, cosa dobbiamo aspettarci da questa edizione?
Ne abbiamo pensate tante… ma le sveleremo con il tempo.
Ti do solo una anticipazione: punteremo sul miglioramento della competizione cestistica!

Corrado con Davide Moretti, giocatore dei Texas Tech in NCAA