SARA’ L’AVIS DI ROSETO DEGLI ABRUZZI IL MAIN SPONSOR DEL TDF15
La tessera di donatore dell’AVIS di Tommaso
“Per vincere, bisogna versare sangue. Facciamolo insieme” con questo motto lo staff del TDF annuncia la raggiunta partnership con l’AVIS locale di Roseto degli Abruzzi.
Sarà il 15° Torneo Tommaso Di Febo, in programma dal 6 al 12 agosto al Lido “La Vela”, il palcoscenico dal quale promuovere una nobile causa come quella della donazione del Sangue, alla quale era particolarmente legato anche Tommaso, da sempre socio donatore dell’ AVIS.
Un sodalizio, quindi, più che mai appropriato per un TDF ancor più ricco di contenuti sociali di grande importanza.
La collaborazione tra l’Associazione, presieduta da Vincenzo Poliziani e Enzo Borrelli, e il TDF porterà, inoltre, anche alla creazione di un nuovo premio individuale, che si aggiunge a quelli già dedicati ai migliori giocatori e marcatori di entrambe le discipline e a quello del miglior atleta.
Il Premio AVIS sarà, infatti, una delle novità del TDF15 e verrà assegnato al giocatore che meglio incarnerà lo spirito del Torneo all’insegna del Fair Play e della correttezza in campo e fuori.
Per vincere non servirà versare il sangue, in campo. Basterà farlo fuori!
IL PRESIDENTE DEL VENEZUELA SI RACCONTA. “IL GESTO DEL CONGO E’ UNO DEI MIEI PIU’ BEI RICORDI LEGATI A QUESTO TORNEO. LASCEREMO UN GIORNO, MA DA VINCENTI PERCHE’ QUELLO DEL LIDO ‘LA VELA’ E’ IL NOSTRO RETTANGOLO”
IL PERSONAGGIO
Amos Di Felice, è il presidente
allenatore e giocatore del Venezuela.
E’ un personaggio “storico” del TDF per
le sue innumerevoli partecipazioni
e per il suo contagioso e incontenibile
entusiasmo.
1. Ciao Amos! Fai anche tu parte dei personaggi simbolo del TDF. Sorpreso?
– Scherzi? La vostra è stata una scelta astuta perché, detto fra noi, chi meglio di me rappresenta questo torneo?! Scherzi a parte, sono molto contento e sono pronto a tutte le domande!
2. Wow! Partiamo, allora, dal TDF14: l’anno scorso dopo il mancato raggiungimento delle finali, si mormorò che sarebbe stato l’ultimo TDF del Venezuela. Pronto a smentire? Ci sarete nel 2019?
– Certo! In realtà, non posso smentire del tutto i rumors che circolarono terminato il TDF14. Si, ci abbiamo pensato, ma onestamente perché mai avremmo dovuto dare l’addio al TDF senza concludere in bellezza? Sarebbe stato da folli lasciarci così. Quel momento arriverà ma non ci saluteremo da perdenti: ve lo assicuro! La gloria scorre nelle vene di noi venezuelani.
3. Rimanendo quindi all’edizione 2018. Nella prima intervista che ci avevi rilasciato durante il giorno dei sorteggi dichiarasti “quest’anno è dura, ma abbiamo un cuore grande così”. Di’ la verità, te lo sentivi che sarebbe stata complicata?
– Conosco molto bene la mia squadra o come mi piace definirla, la mia famiglia. Quindi sì, me lo sentivo!
4. E, secondo te, cosa non ha funzionato? Quali sono stati gli errori commessi?
– Le condizioni fisiche e quelle psicologiche non erano delle migliori, siamo arrivati al torneo un po’ sottotono. La principale causa di ciò è, di sicuro, nell’aver trascurato gli “allenamenti”, poi, detto francamente, in squadra c’è sempre qualcuno che ama divertirsi e durante l’estate, si sa, si fa sempre un po’ più tardi. Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine!
E poi, dai giocatori del Venezuela ci si aspettano sempre grandi cose: il pubblico ce lo chiedeva. E questa pressione in campo l’abbiamo sentita, ci ha logorato minuto dopo minuto e alla fine siamo scoppiati.
Però, ci abbiamo messo il cuore e questo nessuno lo può negare! Quello lo mettiamo sempre, nel bene e nel male.
5. Passando più al personale. Siete l’unica squadra ad avere un presidente, allenatore e giocatore. Perché questa figura? E, soprattutto, ti pesa questo triplo ruolo?
– Il mio ruolo è fondamentale! Sono sempre pieno di impegni e problematiche da affrontare, ma lo faccio sempre con il sorriso! (ride, n.d.r)
La verità è che onestamente non sono bravo né con le mani, né con i piedi però sono molto competitivo e amo lo spirito di squadra e quindi mi sono ritagliato questo piccolo ruolo “ironico” all’interno del Venezuela: presidente-allenatore e a tratti anche giocatore!
6. A proposito di giocatore, tu sei quello che ha meno minuti di tutti, seppur la tua presenza ci abbia regalato dei memorabili momenti di gran show…
– Hai ragione, di minuti ne ho giocati davvero pochi (si possono contare sulle dita di un mano) ma quando l’ho fatto ho sempre dato spettacolo! A proposito, vi do una piccola anticipazione, quest’anno firmerò la mia prima rete del TDF.
7. Uno di questi momenti di spettacolo è di sicuro la tua bomba nella gara 2 dei quarti di finale contro il Congo…
– In quella partita, segnai una tripla (passatemi il termine) della Madonna! Una vera e propria bomba!
Quella tripla l’avevo studiata, provata e riprovata per anni! Conoscevo il tabellone, la retina, il ferro, ero posizionato sulla mia mattonella quella leggermente più bassa rispetto a tutte le altre e, calcolata la velocità del vento di circa 2,3 nodi, ho effettuato un tiro con un’angolazione di 47º con il pallone gonfiato a 5bar: era tutto perfetto, me la sentivo!
8. C’è una vittoria alla quale sei più affezionato?
– Si, la semifinale del torneo di calcio del 2017 contro l’Islanda: gliene facemmo ben cinque, uno più pesante dell’altro, pesanti come macigni e cinque come cinque sono i giocatori del Venezuela che si schierarono quella sera in quel rettangolo! Fu una partita fin troppo tesa (termino’ 5-3): per noi non fu una semifinale ma una vera e propria finale anticipata. Inoltre, avevamo anche quella sete di vendetta per la finale dell’anno prima (finale nella quale il Venezuela fu sconfitto proprio contro l’Islanda, oggi Qatar, per 3-6 n.d.r.) persa nel nostro rettangolo. Sì, perché quello è il rettangolo del Venezuela!
Amos abbraccia i suoi giocatori, al termine della finale vinta con il Congo
9. Quale è l’aneddoto che per prima ti viene in mente, quando pensi al TDF?
– L’aneddoto più bello che ricordo fa riferimento proprio alla semifinale del 2017: si concluse con 8 uomini sul campo 4 vs 4. Fu espulso Edoardo Zitti. Non so ancora se la decisione dell’arbitro fu gesta o meno, ma in quel momento mi crollò il mondo addosso!
Il problema, infatti, non era tanto terminare la semifinale, in quanto stavamo vincendo di due gol ed eravamo a pochi minuti dalla fine. Il vero problema era che avremmo dovuto giocare la finale, ed Edoardo avrebbe preso una giornata di squalifica.
Fortunatamente i ragazzi del Congo (squadra che dovevamo affrontare il giorno dopo in finale) si sono dimostrati di una sportività unica. Capirono e interpretarono a pieno lo spirito di questo torneo, permettendoci così di affrontarci la finale ad armi pari!
10. Dal Venezuela ci si aspetta sempre la finale o meglio la vittoria. Quale sarà l’obiettivo di quest’anno?
– Quest’anno puntiamo a passare i gironi (ride, n.d.r). E se saranno sedici squadre sarà ancora più dura perché avremo anche una partita in più sul groppone! Ormai l’età che avanza, si fa sentire…
11. Se dovessi descrivere il TDF in una parola? Quale useresti e perché?
– Per me il TDF è Passione.
La cura e ricercatezza dei dettagli che contraddistingue Corrado e tutto il suo staff è segno di una passione incommensurabile: loro come noi, ci mettono davvero il cuore! Credono in quello che fanno e danno sempre il massimo anno dopo anno cercandosi di migliorare ogni anno sempre più: chissà, di questo passo, dove arriverà il TDF…
Mi ricordo bene come quando ero più piccolo, e già presidente e allenatore dell’inarrestabile Sudafrica, cil torneo fosse molto più ridotto. Nel corso degli anni è cresciuto in maniera esponenziale stupendoci ogni anno sempre più!
E, vi dico di più, una volta che avremo passato il testimone alla nostra personale “cantera” (il Venezuela2.0) vogliamo entrare a far parte dello staff, come vi abbiamo già detto più volte.
12. Per voi uno spazio ci sarà sempre nel TDF. Nel frattempo, c’è qualcosa che aggiungeresti al Torneo ?
– Si! Le veline, quelle stanno bene ovunque.
L’EDITORIALE DELL’ORGANIZZATORE A CINQUANTA GIORNI DALL’INIZIO
50 giorni alla prima palla a due.
50 giorni al primo calcio di inizio.
50 giorni all’inizio di un TDF che raggiunge un significativo traguardo.
Sarà, per me, inoltre la decima volta alla guida del Torneo dei grandi: un piccolo anniversario personale, che basterebbe a descrivere l’importanza che avranno i giorni che ci distanziano dal prossimo 6 agosto.
Saranno i vostri cinquanta giorni.
Saranno quelli dove tra le diverse pagine da studiare, imparare e ripetere, sbircerai il telefono in attesa del messaggio in cui quell’amico, quello più bravo del gruppo, conferma la sua presenza nella squadra che stai formando: “dai che quest’anno spacchiamo”.
Saranno quelli dove tra un lavoro da portare a termine o magari quello appena iniziato, inizierai ad immaginare l’esultanza da fare in caso di gol: “ti giuro che se segno, lo faccio”
Saranno quelli dove “un sabbione” in più lo giochi per entrare in condizione o quelli in cui ti fai “due tiri a canestro” per prendere le misure.
Saranno i nostri 50 giorni. Saranno quelli in cui la parola d’ordine diventa: Costruire.
Sarà infatti il tempo in cui noi Staff, tra un argomento da ripetere, un lavoro da consegnare al capo o una tesi da preparare, ci sentiremo e confronteremo per dare forma a quei progetti architettati e pensati negli ultimi mesi. Costruiremo su delle fondamenta già presenti e ben consolidate: quelle gettate quindici anni fa e su cui ogni anno rimontiamo i diversi mattoni, per creare un palazzo sempre diverso e affascinante.
Il primo, tra i mattoni, lo abbiamo già inserito, svelando le date (è il torneo più lungo della storia).
Un altro lo porremo giovedì, quando apriremo le pre-iscrizioni per le squadre che hanno partecipato nel 2018. Quella per noi, sarà già una interessante prova di ingresso per capire quanto bene o (ahinoi) male abbiamo fatto nell’anno passato e ci indicherà la meta a cui potremmo aspirare quest’anno (l’obiettivo, poco celato, è quello delle sedici squadre).
Gli altri, verranno con il tempo.
Saranno cinquanta giorni da vivere insieme.
Insieme a interviste che ci raccontano il torneo visto dai vostri occhi.
Insieme a foto che riaccendono qualche ricordo di estati passate.
Insieme a pagine Instagram (una delle novità inserite dai partecipanti smaniosi di TDF) che trasformano l’attesa in sfottò e in motti che spronano i propri guerrieri alla futura battaglia.
E che, in fondo, rendono ancor più attraente, intrigante e divertente il torneo, ponendosi come rigogliosi giardini intorno a quel palazzo che stiamo costruendo.
E che in 50 giorni, ve lo prometto, sarà il palazzo più bello del mondo.
10 DOMANDE A SANTE TESTA, IL FONDATORE DEL TORNEO.
“NACQUE TUTTO DA UNA IDEA DI FABRIZIO. SOGNAVO UN’ EVOLUZIONE DI QUESTO TIPO E LA SCELTA DI AFFIDARE IL TORNEO AI RAGAZZI NEL 2010 E’ STATA VINCENTE!”
IL PERSONAGGIO
Sante Testa fonda il TDF nel
2005 in ricordo dell’amico
Tommaso. Nel 2010 affida
l’organizzazione ai ragazzi,
rimanendo però una ‘guida’
importante per le diverse scelte
organizzative
Sante, la prima cosa da chiederti è, quindi, quando e come è nata l’idea di creare il TDF? – Il primo input me lo diede Fabrizio Ciriolo (proprietario del lido La Vela, in foto, n.d.r.), alcuni giorni dopo quel brutto 20 agosto 2004.
L’ idea poi la condivisi con Italo, Giacomo, Stefano, Sabatino ed altri amici cari a Tommaso, che subito si mostrarono disponibili. Infine, coinvolsi anche tanti ragazzi del Lido che subito appoggiarono l’idea con tanto entusiasmo.
Questo che sta per iniziare sarà il 15° Torneo “Tommaso Di Febo”. Quando hai iniziato nel 2005, ti aspettavi di arrivare ad un simile traguardo? – No, sinceramente, non me lo aspettavo. Però sognavo un’evoluzione di questo tipo…
Secondo te, quale è il punto di forza che ha consentito a questo torneo di andare avanti? – È lo spirito con cui tutti i ragazzi lo hanno sempre interpretato: un sano agonismo non esasperato che porta i ragazzi a partecipare ad un torneo che è e sempre sarà più ricco di contenuti che di premi.
Quale è stato, invece, uno degli ostacoli più duri che hai dovuto superare nella organizzazione di un TDF? – Sicuramente: il maltempo! Per anni arrivava sempre nel momento meno opportuno.
Il maltempo, l’avversario più difficile da affrontare
E quale, invece, una delle soddisfazioni maggiori che il TDF ti ha dato? – Aver creato un evento che Corrado e Nicola hanno avuto voglia di portare avanti, anzi di migliorare ogni anno sempre di più, in memoria del loro splendido papà ed avere il piacere di condividere insieme alla mia famiglia le loro emozioni.
Il 2010 è forse una delle annate più significative per il torneo: decidi, infatti, di affidarlo ai ragazzi, che negli anni precedenti organizzavano un più piccolo torneo per i loro coetanei. Come nasce questa scelta: era qualcosa alla quale avevi già pensato prima? – No, il passaggio del testimone è arrivato al momento giusto: è stato un evento naturale. Per mancanza di tempo, infatti, non sarei mai riuscito a portare avanti un torneo di questo livello: ogni anno avrei organizzato una “partitina” a basket al Lido, come momento per ricordare Tommy insieme ad un gruppo di amici ma non sarei riuscito ad organizzare il TDF, come lo vedete ora.
Quindi, sei soddisfatto della decisione che hai preso?
– Assolutamente si: è stata una scelta vincente!
Il torneo è cresciuto sotto tutti i punti di vista: oggi è un evento dell’estate rosetana, che ha una visibilità che io non sarei mai riuscito a dare.
Ora, guardando il primo torneo che hai organizzato e l’ultimo (2018) quale è, secondo te, la differenza più significativa tra i due? – Lo spirito che anima il torneo non è cambiato, l’attenzione nel curare i minimi dettagli sì.
Inoltre l’ “impatto social”, che oggi lo caratterizza, penso sia fondamentale per creare interesse da parte dei ragazzi. L’edizione 2018, infine, la ricorderemo perché siamo tornati a non avere limiti di età per gli atleti partecipanti: un elemento in comune con l’edizione del 2005.
C’è un TDF a quale sei più affezionato? – Ogni anno al più recente, perché pensiamo ad aggiungere sempre qualche particolare che lo rende migliore e che puntualmente si rivela indovinato.
Infine, se dovessi riassumere il TDF in una parola quali utilizzeresti? – PASSIONE
SI GIOCHERA’ DAL 6 AL 12 AGOSTO AL LIDO “LA VELA” DI ROSETO
“Inaspettato“, “Spettacolare“, “Una figata“: sono stati questi i primi commenti dei followers all’annuncio delle date del TDF15 dello scorso lunedì, svelati con ben quindici diversi post (pubblicati su Instagram, e poi ripresi dalla pagina Facebook e Twitter) che hanno dato, così, inizio ufficiale alla campagna pubblicitaria del Torneo, quest’anno a tema “Casa di Carta”.
Il 15° Torneo Tommaso Di Febo si giocherà, dunque, dal 6 al 12 agosto sempre sui campi sportivi del Lido “La Vela” (Roseto Degli Abruzzi), teatro storico della competizione.
Le date svelano, di conseguenza, la prima importante news dell’anno. Sarà, infatti, un’edizione storica: la più duratura dal 2005, anno della storica première.
Probabile, quindi, che questo comporti anche un ampliamento del numero delle squadre che potranno prendere parte al Torneo, novità che seguirebbe quella dell’eliminazione del limite di età degli atleti partecipanti, introdotta l’anno scorso.
Per averne la certezza c’è solo da attendere le prossime indicazioni che lo Staff darà nei prossimi giorni, che ci avvicinano sempre più ad un grande TDF!